«Sarebbe il caos, provocherebbe la fine del commercio ambulante così come lo conosciamo» è netto il Presidente di Fiva Confcommercio Piemonte, Paolo Tofi, in seguito alle risultanze della conferenza Stato-Regioni di lunedì 8 febbraio in cui è stato discusso il testo di Decreto Legislativo per l’attuazione della Direttiva Europea 2006/123/CE, meglio conosciuta come Bolkestein. Lo schema di Decreto reca infatti due elementi di enorme impatto destabilizzante sul commercio ambulante di tutta Italia. Il primo riguarda la possibilità di concedere autorizzazioni commerciali alle Società di capitali ed alle Cooperative, con il conseguente rischio che le aree mercatali finiscano sotto la gestione di privati, o peggio ancora, di gruppi di vendita organizzati. Il secondo aspetto, vera mina vagante, riguarda la decadenza della concessione dopo dieci anni, cui seguirebbe un bando pubblico, senza che siano riconosciuti i diritti acquisiti del titolare uscente. «Mettere a bando le concessioni di posteggio, senza che l’operatore possa rivendicare una prelazione, annullerebbe ogni investimento, ogni sicurezza di lavoro, ogni tipo di professionalità. Immaginate chi investirebbe più nell’acquisto di mezzi, di autobanchi, di magazzini, di celle frigorifere qualora il posteggio potesse diventare di qualcun’altro» aggiunge Tofi. Negli ultimi mesi la Federazione Nazionale di Fiva è intervenuta per scongiurare questi rischi e tutelare il lavoro degli ambulanti, tuttavia la posizione della Commissione parlamentare sembrerebbe quella di mantenere il testo originario. Se ciò avvenisse, i mercati rischierebbero di essere rivoluzionati perlomeno ogni dieci anni, svanirebbe qualunque criterio di offerta merceologica, si provocherebbe il ritorno a condizioni di qualità paragonabili solo a quelle del secondo dopoguerra italiano. «Se non si interviene con le modifiche da noi proposte, subiremmo un terrificante vuoto legislativo – conclude Tofi – che scombinerebbe i principi della Legge 114 e a cascata, la Legge Regionale e tutti i Regolamenti comunali. Non è possibile scaraventare nella precarietà le centinaia e centinaia di aziende, molto spesso a conduzione familiare, che oltre a sostenere se stesse svolgono un ruolo calmieratore sui prezzi. Siamo grati alla Regione Piemonte che, unitamente ad altre Regioni, si sta impegnando a fondo per ottenere interventi correttivi alla direttiva in discussione”. |